• Manager - In questo modulo segnamo tutti i problemi riscontrati e tracciamo le soluzioni;
  • Io - Ottimo lavoro! Perché molti problemi sono aperti dal 2024?
  • Manager - Perché nessuno vuole prendersi la responsabilità delle soluzioni proposte;
  • Io - Ho capito. Se fossi il titolare che paga gli stipendi, saresti contento di retribuire un mucchio di gente per non risolvere i problemi e, peggio ancora, nemmeno per decidere cosa fare?

Azienda significa fare. Per fare è necessario decidere. Se questo processo non esiste o non funziona, il risultato è l’immobilismo.


Immobilismo = fallimento.



LE 5 CAUSE DELL’INCAPACITÀ DECISIONALE

Il potere decisionale odierno è drasticamente inferiore a quello di 20 anni fa a causa di diversi fattori. Vediamo quali:

1) Micromanagement

La bassa autonomia decisionale rallenta la catena di leadership per prendere decisioni. Se poi è presente un senior manager ai vertici (situazione aggravata da uno o più fondatori anziani), micromanagement e immobilismo sono praticamente certi.

Il micromanagement genera colli di bottiglia (o direttamente “tappi”) sulla catena decisionale, allungando drasticamente i tempi esecutivi e annullando la motivazione individuale di prendersi delle responsabilità.

2) Processi e obiettivi non definiti

Senza obiettivi, fare una scelta è praticamente impossibile: cosa è importante fare e non fare se non si sa dove deve andare l’azienda?

Aree grigie organizzative, processi indefiniti (chi-fa-cosa) e obiettivi inesistenti o fumosi, causa disorientamento e difficoltà decisionali. Viceversa, processi troppo stringenti e misurazioni dettagliate, causa l’effetto opposto: l’infodemia. Troppo stroppa e torna la “nebbia” decisionale equivalente a navigare a vista.

3) Catene decisionali inefficienti

Organigrammi e processi non vanno d’accordo. Il primo è gerarchico, mentre il secondo è orientato al cliente. Mediamente, la linea guida è definita dal primo elemento (per info, il più inefficiente per l’azienda).

L’errato strumento organizzativo unito a quella percezione di “cosa giusta” definita invece dai processi, crea confusione decisionale perché non è noto chi ha maggiore priorità nelle varie scelte (gerarchia o cliente?).

È prioritaria la riunione di pianificazione o la fermata del reparto per mancanza di materiale?

4) Attività a non valore aggiunto

Sebbene si pensi di lavorare sodo e bene, il 95% delle nostre attività sono a non valore aggiunto. Significa che il cliente non beneficia di queste azioni, ma non lo fa nemmeno la redditività del bilancio.

Si parte quindi subito male sin dall’inizio: se non si sa cosa genera valore e cosa no, qualsiasi decisione potrebbe essere come lanciare dei dadi.

Mettiamoci poi la burocrazia, sia esterna (requisiti cogenti, leggi, norme, ecc.) che interna (policy, procedure, approvazioni, ecc.). Tra le due, sebbene la prima smuova molti animi di polemica, la burocrazia interna è almeno 10 volte più limitante di quella imposta dal contesto esterno.

5) Debilitazione del capitale sociale

Sebbene i riflettori siano orientati in altre direzioni, questo è uno degli aspetti più debilitanti del potere decisionale e della crescita dell’individuo.

Perdita di identità (“sono stato formato così e adesso il mondo è troppo diverso” = disorientamento), cultura dell’assistenzialismo (“ma chi te lo fa fare? Fai il meno possibile a lavoro e non prenderti responsabilità, tanto guadagni sempre uguale” cit.), stagnazione economica (rispetto gli anni ‘70-’90), barriere di protezione dello status quo eliminate dalle tecnologie (come internet, tra le tecnologie più democratizzanti. Vedi editoria, film, ecc.), martellamento informatico e mediatico fuorviante, nuove tendenze sociali (come ad esempio, il quiet quitting), effetto florida (lamentarsi invece di agire, specifico dell’etnia italica), remunerazione fissa (si esatto: una remunerazione variabile aumenta le capacità decisionali).

Le cause sono molte, ma in primis, il ridotto sviluppo interiore dell’individuo.

Questo attiva il bias di autoprotezione, cioè la continua ricerca di colpevoli esterni per i problemi esistenti e l’attrazione di meriti per i successi conseguiti: mai viceversa, ci mancherebbe.

Aziendalmente parlando: se c’è un problema da risolvere, la responsabilità è di qualche altro manager li vicino, mentre se si manifestano dei successi, allora il merito è sempre e solo del singolo individuo che ha realizzato la soluzione. Visto che la soluzione spesso fallisce perché non si conosce il processo di funzionamento, né si interviene su attività a valore aggiunto, allora è statisticamente meglio non fare niente che fare la cosa sbagliata.

Questo causa immobilismo decisionale.



Soluzione

Buone notizie: la soluzione è interna all’organizzazione e non servono tecnologie, software, consulenti o altre diavolerie esterne. Puoi farlo in casa senza spendere 1€.

Per trasformare il processo decisionale della tua azienda devi:

1) Definire gli obiettivi strategici

Imposta la bussola con obiettivi chiari, oggettivi e definiti.

I manager e tutto il personale prenderanno decisioni sulla base degli obiettivi a lungo termine.

2) Applicare la struttura organizzativa

Standardizza i processi e adotta le tecniche gestionali per ottimizzare il processo decisionale: il più importante è il sistema delle comunicazioni, cioè il processo standard di diffusione degli obiettivi, KPI, regole di ingaggio e scalata, per prendere decisioni in modo rapido e senza bias introdotti dalle dinamiche di gruppo.

3) Investire nella crescita professionale

Basta aspettare il Messia: alzati dalla sedia, spalle dritte e inizia a migliorare le tue capacità decisionali, espositive e di negoziazione, in autonomia.

Non aspettare il programma formativo delle risorse umane, l’innamoramento del titolare per un nuovo consulente bravissimo a vendere o un intervento dal governo.


Sei sola/o.


Ma questo è un bene: hai carta bianca su cosa, come e quando fare il necessario per migliorare al fine di diventare un ottimo decisore.

Studia e applica le best-practice di gestione aziendale per migliorare qualsiasi processo, identificare le attività a valore aggiunto, diffondere e perseguire obiettivi, al fine di prendere decisioni giuste.